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"50 anni di vita, 25 da editore: un saluto ai lettori" di Sergio Fanucci

Care lettrici e cari lettori,

il 2 maggio di quest’anno ho compiuto 25 anni da editore e solo alcuni mesi fa 50 di vita. Numeri che hanno un significato, uno che doppia l’altro e lo insegue pur sapendo che non lo raggiungerà mai. E in questi numeri mi sono giocato buona parte del mio presente, prendendo il posto di mio padre Renato, morto improvvisamente il 17 aprile del 1990. Il mio cammino ha avuto inizio il giorno dopo la festa dei lavoratori, come a dire che dopo un riposo bisogna lavorare. Ho ereditato un’azienda che perdeva moltissimo denaro e solo l’incoscienza giovanile e la rabbia per la scomparsa prematura di mio padre mi spinsero ad accettare il lavoro che oggi è il mio. Mia madre un giorno mi disse “accettando, hai perso la giovinezza”. Cosa non da poco, aggiungo io. Accumulavo esperienza, giorno per giorno, nella convinzione che, in un futuro, mi sarebbe stata utile. Magra consolazione. Partendo sott’acqua è tutto più complicato: per prima cosa devi tornare in fretta a respirare altrimenti smetti del tutto (di respirare); poi devi prendere una bella boccata d’aria perché il rischio che torni sotto è altissimo. Infine devi imparare a nuotare, velocemente, perché il mondo degli imprenditori è come un mare aperto e non c’è posto per chi non sa viverci. Una legge che vale anche per l’editoria. Insomma, mi sono fatto un grande e fottuto “mazzo” pieno di lezioni e soddisfazioni, di lacrime vere e risate, di bottiglie di vino e sbronze colossali, di amici e nemici, invidie e gelosie, sfide e delusioni, ma soprattutto, pieno di libri. Penso di aver letto almeno tremila romanzi. Ne leggo una media di tre a settimana – provate a fare i conti e vedrete che li supero. Ho conosciuto persone straordinarie (ma anche tanti stronzi), ho parlato con autrici e autori di mezzo mondo, viaggiato moltissimo, creato 4 marchi editoriali, aperto due librerie, venduto milioni di copie, avuto tantissimi dipendenti ma una sola cosa mi ritorna sempre in mente: la voglia di tornare a quando avevo 25 anni. Una volta Doris Lessing mi ha detto: “Sergio, you are larger than life.” Io le ho sorriso ma, conoscendo il prezzo che avevo pagato fino a quel momento, il mio fu un sorriso un po’ amaro. Sono un uomo di grande passione. Amo la vita, le emozioni che contiene e credo che il dolore sia un passaggio obbligato per imparare ad apprezzarla. Quando una vita professionale comincia com’è cominciata la mia, in modo tanto doloroso, beh, credo che riuscire a uscirne sia troppo difficile e sinceramente soffrire così non vale la pena. Vi scrivo da lontano, dagli Stati Uniti, in un luogo dove il tempo si è fermato e così anche le mie parole. Dove il vento batte forte e porta via la nostalgia della vita passata, lasciando spazio al pensiero più profondo. Ho da poco finito di leggere un romanzo che forse pubblicherò e l’autrice scrive una frase stupenda: “La nostalgia è l’amore che resta.” Ed ecco che il mio desiderio di tornare a 25 anni fa è quell’amore che non solo avevo per mio padre ma anche per l’eccitazione della sfida che avevo davanti: prendere il suo posto e far risorgere la casa editrice. Ed ecco che, come il lampo che ha appena illuminato un cielo carico di nubi, sento rinascere in me il desiderio di una nuova sfida, di un nuovo libro da scovare mentre l’eccitazione cresce e il mio sorriso torna carico di forza e desiderio. Non ci sono più amarezza e nostalgia ma solo la consapevolezza che la mia professione e la mia vita sono la stessa cosa, anche se una ha la metà degli anni dell’altra. Ripenso, sotto questo cielo straniero da cui cadono le prime gocce mentre con le mie bambine e mia moglie corriamo al riparo, a un pezzo che ho scritto il giorno del mio cinquantesimo compleanno e che doveva essere pubblicato dal Corriere della Sera a fianco di una mia intervista (poi le domande furono così cretine che preferii non rispondere e saltò tutto). Lo inviai il giorno dopo alla figlia di una mia amica carissima, per farle un regalo. Ora lo lascio a voi, per questo mio compleanno, e chissà che non ci sentiremo ancora tra 25 anni con tanti libri amati e un pizzico di nostalgia in più.


Buona lettura e grazie per essere stati con me ogni giorno di questa vita.

 

Il mestiere di editore di Sergio Fanucci

Cinquant’anni sono tanti, ma venticinque da editore sono ancora di più. Selezionando un romanzo da pubblicare, tu collezioni letture di migliaia di pagine con quell’inesauribile sospensione del giudizio che vale la scoperta di profonde emozioni, mondi sconosciuti o dimenticati dell’animo umano, proiezioni del nostro vivere e sapienze inimmaginabili. Viaggi con la mente superando confini che solo lo scrivere (e quindi l’autore) ti permette, crei nella tua testa un divertimento che è pura meraviglia, costruisci un catalogo che dialoga con il libro precedente e il prossimo in stampa, nella consapevolezza di regalare simili sensazioni al futuro lettore. Insomma, vivi una dimensione intellettuale libera da costrizioni e da impalcature dettate dall’educazione o dall’appartenenza politica o sociale. La lettura di un romanzo è la sintesi dantesca dove i gironi e i canti non sono altro che capitoli in successione e non c’è Caronte che tenga, tuo è il passare da un foglio all’altro, da un’immagine improvvisa all’altra, tue sono le conseguenze di quel gesto. Quando poi trovi la tua Beatrice, il libro che magnifica il tuo lavoro, nulla ha più senso se non correre in tipografia e darlo alle stampe, come un bambino che immagini crescere. E allora capirai che editore o lettore non conoscono differenze: passano gli anni, ma quel senso di appagamento ti accompagnerà fino alla fine dei tuoi giorni.

 

 

 

May 06, 2015 0 commenti Pubblicato da Webmaster Fanucci
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