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Sergio Fanucci ricorda così Luigi Bernabò, un amico vero che non c’è più

Ciao Luigi,

 

cerco disperatamente una ragione della tua scomparsa; la cerco nella mia conoscenza di te, nel nostro rapporto di tanti anni e nella vicinanza con il tuo sorriso, la tua intelligenza e la tua profonda amicizia, cerco un qualsiasi appiglio per non sentirmi oggi più solo. Lo cerco ma non lo trovo. Ho vagato per tutto il giorno, da quando ho saputo che non c’eri più, per tutto l’ufficio, per le strade intorno alla casa editrice, nel quotidiano che ci assorbe, ma nulla ho trovato se non il conforto di sapere che da oggi sei con Daniela, tua moglie e inseparabile compagna di mille sfide e migliaia di emozioni. Non riesco a mettere a fuoco il momento del distacco, della sofferenza e della potenza che l’amore concede e poi porta via, ma ne conosco la forza dirompente e vitale, la sua grande e incommensurabile comprensione che solo essere umani simili e sempre in simbiosi riescono a cogliere e a sviluppare vivendone ogni attimo e godendone come solo chi conosce, sa. La tua e la vostra straordinaria vita, un cammino di assoluta comunione, non poteva contenere i valori e la passione, la sensibilità e la comprensione dell’altro in questa limitata dimensione; c’era qualcosa di più, capace di andare oltre il corpo che ci contiene, capace di pensare e sentire oltre le membra stanche di una dimensione terrena.

La tua scomparsa è frutto di una percezione del limite umano, quando la potenza dell’amore la rende un solo e misero aspetto, non degna dell’incommensurabilità del sentimento. Non ci sono parole in grado di esprimere quanto la magnificenza della condivisione di ogni istante sia rappresentata in questa realtà che conosciamo, quanto siano deboli e inutili i legami con gli altri, quanto sia delebile la rete dei rapporti umani. Oggi perdo un amico vero e sincero, un uomo che ha saputo comprendere in questi 25 anni insieme il mio (e proprio) desiderio di fare bene, bene alle persone care, bene agli autori e bene a se stessi. Resta con me la pochezza delle parole, mai sufficienti a esprimere la profondità dell’animo umano, la sua inconsistenza o pienezza, il suo sconfinato bisogno di sentirsi completo solo con chi si ama e si condivide una sola entità oltre la vita carnale.

Ciao Luigi, non riesco a dirti altro.

Sergio

 

 

November 25, 2014 0 commenti Pubblicato da Webmaster Fanucci
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